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Giorgio Ciardo – Riguardo Taranto

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“Riguardo Taranto” è la mostra che il fotografo Giorgio Ciardo presenta il 2 giugno alle 18.30 nella sala di rappresentanza del Circolo Ufficiali della Marina Militare.
Non solo un percorso di immagini sul capoluogo ionico ma soprattutto un ritorno nei luoghi dell’adolescenza, proposto in grande formato (70×100).
Un ritorno, perchè Giorgio Ciardo a Taranto ci è nato, ci ha trascorso l’infanzia e l’adolescenza e poi, come molti, ne è rimasto nauseato. Sente che l’aria gli sta stretta e matura la decisione di voler cercare un altro posto per sé e la convinzione, sempre più ferma, di voler fotografare.
Una passione nata da bambino con una Polaroid. Il gioco divertente diventa un po’ più “serio” a 14 anni, quando gli regalano la sua prima reflex che, di primo acchito, gli sembra troppo complicata rispetto all’immediatezza della macchina precedente. Di quel periodo ricorda: “fino a 19 anni ho fotografato di tutto! …finchè, frequentando un circolo fotografico, non mi sono scontrato con la tecnica e la composizione.”
Poco dopo la decisione di cambiare aria per continuare a crescere fotograficamente: Lecce, Milano, poi finalmente Roma dove vince una borsa di studio all’Istituto Superiore di Fotografia, di cui ora è docente. Inoltre, lavora per l’agenzia Ottavio Celestini occupandosi di still life per clienti come Bulgari, Philip Morris e Poste Italiane.
Ma è la ricerca personale, che coltiva con ardore, che lo ho portato ad accettare con grande interesse la proposta del circolo fotografico “Il Castello” di presentare un percorso di immagini su Taranto.
Venti immagini per una città che sembra rimasta immobile e immutabile. La sensazione è sempre quella di un luogo severo, rigido. Che non ha apparentemente vie d’uscita. Una città che ti soffoca e ti stana con la sua schematicità. Lo sguardo si rivolge allora al cielo che ha ampio spazio nei paesaggi. Il cielo è la fuga, Giorgio Ciardo non guarda con nostalgia l’aver cercato altrove la sua collocazione. Ora cerca di riscoprire Taranto in quelle persone che la amano e che impiegano il loro tempo per cercare un cambiamento. I ritratti – le persone - diventano quindi fondamentali per poter riguardare la propria terra con una consapevolezza diversa.
Nulla è mutato ma è il fotografo ad essere cambiato, ad affrontare la città in modo diverso. Un autentico riavvicinamento, probabilmente una volontà di riscatto nei confronti della città stessa. Lo stesso che cercano le persone che ha voluto fotografare, persone che non hanno paura di mettersi in gioco e di “metterci la faccia”.

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